Giorgione (artedossier) by Augusto Gentili

Giorgione (artedossier) by Augusto Gentili

autore:Augusto Gentili [Gentili, Augusto]
La lingua: ita
Format: epub
ISBN: 9788809861329
editore: Giunti
pubblicato: 2017-07-11T22:00:00+00:00


1 - [M. Michiel], Notizia d’opere di disegno, a cura di G. Frizzoni, Bologna 1884, pp. 164-165.

2 - Petrus de Alliaco (Pierre d’Ailly), De concordia astronomice veritatis et narrationis hystorice, Augsburg, Erhard Ratdolt, 1490, LXII, d[viii]r.

L’IDENTITÀ EBRAICA

L’unico disegno concordemente attribuito a Giorgione rappresenta un giovane ammantato, scalzo, triste, seduto su una roccia presso un corso d’acqua fuori di una città murata; il bastone, che qualifica l’esule, il viandante, il pellegrino, l’ha fatto scambiare per un pastore, anche se non c’è ombra di pecore o capre; in alto si intravede a fatica un grosso uccello che porta qualcosa nel becco. Tradizionalmente le mura erano identificate con quelle di Castelfranco, tanto che il presunto pastorello era letto come proiezione autobiografica di Giorgione in una scena arcadica “senza soggetto”; ma poi è stato dimostrato inequivocabilmente che si tratta invece delle mura di Montagnana1- . Il soggetto, naturalmente, c’è: il profeta Elia, fuggito dalla città dopo aver maledetto il re Acab adoratore di idoli, si nasconde in solitudine lungo il torrente Carit e viene nutrito dai corvi.

Un soggetto biblico, raro, importante, trasferito a Montagnana. Sono già gli elementi basilari di contesto per sostenere l’attribuzione al primo Giorgione dei due affreschi nel duomo di questa città – molto guasti e ridipinti ma tuttora valutabili, meglio se insieme alle vecchie fotografie prima del restauro – che rappresentano, a figura quasi intera e su sfondi di paesaggio, David che ostenta la testa di Golia e Giuditta che contempla quella di Oloferne. Ovviamente l’opportunità geografico-culturale deve essere integrata dai confronti tipologici, che altri hanno già fornito in abbondanza: illuminante, in particolare, la “sovrapponibilità” tra il volto di Giuditta (che oltretutto è tra le parti meglio conservate) e quello di un personaggio della Prova di Mosè degli Uffizi2- . David e Giuditta, eroi imprevedibili (un ragazzo, una donna) che garantiscono con le loro ragionate e valorose imprese la salvezza materiale del popolo ebraico, sono largamente interpretati nei testi e nelle immagini come prefigurazioni di Gesù e di Maria, che garantiscono la salvezza spirituale del popolo cristiano.

I manuali figurati della concordia tra Vecchio e Nuovo Testamento circolanti come “bibbie dei poveri” o “specchi della salvezza umana”, che propongono la conciliante analogia, assegnano la stessa proiezione nel futuro cristiano a Mosè, guida e legislatore del popolo eletto, e a Salomone, giudice saggio e incorruttibile.

Le due tavolette degli Uffizi col rarissimo episodio di Mosè bambino alla prova dei carboni ardenti e con quello assai diffuso del Giudizio di Salomone non sembrano tuttavia inserirsi in questa prospettiva cristiana, poiché contrappongono piuttosto – anche nell’impaginazione speculare – la crudele giustizia del sovrano d’Egitto alla giustizia pacifica del sovrano d’Israele.

Ma i due giovani eroi sono quasi un’ossessione. Giuditta torna di lì a poco nello sportello dell’Ermitage (che faceva “pendant” con un David perduto), sempre contemplando a occhi bassi la testa mozzata, calpestata e livida di Oloferne, e mostrando non solo l’enorme spada che ha completato l’impresa ma anche il “sex-appeal”, rigorosamente controllato da castità, che ha avviato l’impresa con il finto e strumentale adescamento del generale nemico.



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